Come riporta l’Ansa, <<nell’agosto scorso riaccesero le luci e le consolle della Costa Smeralda, richiamando migliaia di turisti, nell’illusione che il coronavirus fosse solo un lontano ricordo. Poi riaccesero i contagi, dando il via alla seconda ondata della pandemia che riportò la Sardegna e l’Italia a contare ricoverati e morti>>.

Ora – prosegue l’articolo – <<a tre dei discoclub più gettonati delle vacanze dei vip in Sardegna, la Procura della Repubblica di Tempio Pausania ha presentato un conto salato: ai gestori del Billionaire di Porto Cervo, del Phi Beach di Baja Sardinia e del Country Club di Porto Rotondo, è arrivata la notifica di chiusura indagini con ipotesi di reato che vanno dall’epidemia colposa alle lesioni colpose. Secondo le accuse dei pm, gli amministratori dei tre locali non avrebbero saputo tenere alto il livello di sicurezza anti covid>>.

Alla luce delle indagini svolete dalla Procura della Repubblica di Tempio Pausania, vi sarebbero dunque elementi per sostenere che tali condotte abbiano contribuito in maniera determinante alla diffusione del contagio in Sardegna, che ha poi causato l’applicazione di dure misure restrittive per contenere l’epidemia.

Per i titolari di attività economiche in Sardegna – imprenditori, commercianti, professionisti, artigiani ecc. – ma anche gli altri cittadini residenti o domiciliati nell’isola – limitati nei propri spostamenti e nell’accesso agli esercizi commerciali in conseguenza della diffusione del contagio – si prospetta quindi la possibilità di inserirsi in tale processo per ottenere il risarcimento del danno nei confronti dei responsabili, mediante partecipazione ad una class action organizzata a tal fine.

Il danno subito dagli esercenti è commisurato agli incassi perduti, anche sulla base di elementi presuntivi (come il fatturato dell’anno precedente); per gli altri cittadini potrà essere risarcito il danno non patrimoniale (morale) in rapporto alle restrizioni subite.

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Al fine di favorire la più ampia partecipazione e la maggior efficacia dell’azione collettiva, nell’interesse di tutti i cittadini, l’adesione alla class action è gratuita per chi, subito dopo aver compilato il modulo, condivide questo articolo su Facebook o su altri social network.

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