Il crac della Wirecard, società fintech tedesca, ha scosso non solo il Dax ma l’intero sistema finanziario. Il valore delle azioni è crollato, ma i piccoli e medi investitori si stanno organizzando per ottenere il risarcimento del danno mediante una class action internazionale.

Ripercorriamo le tappe di questa vicenda.

Scandalo Wirecard: arrestato fondatore ed ex-ad Markus Braun (da “IlSole24ore” del 23 giugno 2020)
Il fondatore ed ex-amministratore delegato del colosso informatico tedesco Wirecard è stato arrestato. Si trova in stato di fermo presso la procura di Monaco di Baviera, dopo essersi consegnato ieri sera alla polizia. L’accusa che grava su di lui è “di aver gonfiato i dati di bilancio e il fatturato per far apparire la sua società più forte e più attraente per gli investitori e la clientela”, come reso noto stamattina dalla procura stessa in una nota.

L’arresto è arrivato dopo che Wirecard, in un comunicato diramato lunedì 22 giugno, ha ammesso che il saldo sui conti correnti pari a 1,9 miliardi “probabilmente non esiste” e ha contestualmente ritirato i dati di bilancio preliminari per il 2019 e anche quelli del primo trimestre 2020, non certificati in mancanza della revisione contabile di EY.

Wirecard, da sogno fintech europeo a incubo per milioni di utenti con le carte bloccate (Da “IlSole24ore” del 30 giugno 2020)

Ad Aschheim, piccolo sobborgo a nord est di Monaco di Baviera, il palazzo di Wirecard è un edificio a tre piani con vetrate molto ampie. Il nome dell’azienda è in risalto, visibile dalla vicina ferrovia. È lì che il più grande sogno fintech tedesco si è trasformato in un crack incredibile. Là dentro doveva nascere la risposta europea alla Silicon Valley, è invece venuto a galla uno scandalo finanziario che sta imbarazzando il governo tedesco, la Bafin (l’equivalente italiano della Consob) e la Ernst&Young. All’appello mancano 1,9 miliardi di euro.

Dal 1999 all’Asia
La società viene fondata nel 1999. L’obiettivo è quello di interrompere il dominio americano in fatto di pagamenti elettronici. Wirecard vorrebbe essere l’equivalente europeo di PayPal, e trova sostegno e capitali. Tre anni dopo, nel 2002, Markus Braun, ex consulente della KPMG, assume la carica di amministratore delegato e fonde Wirecard con la Electronic Business Systems. È il 2005, invece, quando la società entra a far parte del mercato azionario di Francoforte, rilevando la quotazione di un defunto gruppo di call center. È un percorso strano, che consente di evitare il controllo classico di un’offerta pubblica iniziale.

All’epoca ha 323 dipendenti, e la sua attività principale è la gestione dei pagamenti online per il gioco d’azzardo e i siti di pornografia. Sulle ali della Borsa, un anno dopo (nel 2006), Wirecard approda nel settore bancario con l’acquisto di XCOM. Nasce la Wirecard Bank AG, ed è subito autorizzata da Visa e Mastercard. Cosa vuol dire? Vuol dire che può emettere carte di credito e gestire denaro. Una banca germogliata da un ambizioso progetto fintech, insomma. Ma qualcosa inizia a scricchiolare. Già nel 2008, un’associazione di azionisti denuncia irregolarità nel bilancio. E Markus Braun decide di affidare la revisione ad EY, sostituendo la piccola azienda di commercialisti che aveva seguito Wirecard fino ad allora. Il sogno e l’espansione non si fermano. I progetti sono sempre più internazionali, la società inizia ad operare in inglese e colleziona – con gli anni – una serie di acquisizioni soprattutto in Asia, dove Singapore diventa quartier generale.

Il boom globale nel 2018
Ad agosto 2018 le azioni di Wirecard raggiungono il picco di 191 euro. La società ha un valore di mercato di oltre 24miliardi di dollari, conta più di 5mila dipendenti in tutto il mondo che elaborano i pagamenti per circa 250.000 clienti, emettono carte di credito e prepagate e forniscono la tecnologia per i pagamenti contactless con smartphone. Tra i clienti figurano i discount tedeschi Aldi e Lidl, e circa cento compagnie aeree. Wirecard è considerata la più grande fintech d’Europa. Nell’aprile 2019, la società annuncia un’iniezione di denaro da 900 milioni di euro da parte di SoftBank. Ma da allora inizia il declino, culminato con l’arresto del ceo e la dichiarazione di insolvenza.

Da “IlSole24ore” del 13 luglio 2020

Wirecard, il prodigio tedesco del fintech, ha presentato istanza di bancarotta presso il tribunale di Monaco di Baviera per minaccia d’insolvenza ed indebitamento eccessivo. L’antefatto è noto: appena pochi giorni prima il revisore dei conti (Ernst & Young) aveva rifiutato di certificare il bilancio dell’esercizio 2019 per mancanza di adeguate informazioni circa l’effettiva esistenza di €1,9 miliardi di liquidità. Secondo il management di Wirecard tali somme erano depositate in conti fiduciari (trust accounts) presso due banche delle Filippine che però hanno dichiarato che la società non è loro cliente e l’hanno accusata di falsificazione di documenti.

Gli azionisti di Wirecard si stanno organizzando, in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, mediante una class action di livello internazionale.
Compila il modulo sottostante per ricevere, gratuitamente e senza impegno, tutti gli aggiornamenti sull’iniziativa.

CLASS ACTION AZIONISTI WIRECARD – MODULO INFORMAZIONI

I dati personali saranno trattati secondo la normativa vigente e l’informativa sulla privacy pubblicata nel sito.