Secondo la Banca d’Italia, “l’intervento dello Stato nel capitale di una banca è consentito, nell’attuale quadro normativo, per evitare o per porre rimedio a una grave perturbazione dell’economia e per preservare la stabilità finanziaria. Esso può essere richiesto da una banca che, in relazione a una prova di stress basata su uno scenario avverso condotta a livello nazionale, dell’UE o del MVU, ha esigenza di rafforzare il proprio patrimonio.

MPS costituisce il quarto gruppo bancario italiano ed è attivo sull’intero territorio nazionale, con una significativa quota di mercato in termini sia di numero di filiali, sia di prestiti alla clientela. MPS è altresì classificato fra le istituzioni a rilevanza sistemica nazionale (Circolare 285/2013 della Banca d’Italia; Guidelines EBA/GL/2014/10).

Data l’impossibilità per MPS di conseguire per altra via il necessario rafforzamento patrimoniale, in assenza di un intervento pubblico precauzionale rilevanti sarebbero stati i riflessi negativi sulla banca e pesanti le ripercussioni sulla stabilità finanziaria e sull’economia italiana”.

Banca d’Italia esclude che fosse possibile intervenire con una procedura di risoluzione, “in quanto non ne esistevano i presupposti. Per l’avvio di una procedura di risoluzione è necessario in primo luogo che la banca sia dichiarata in stato di insolvenza o a rischio di insolvenza dall’autorità di vigilanza o di risoluzione. Nel caso di MPS non esistevano i presupposti per una dichiarazione del genere, in quanto la banca era solvibile e mostrava una carenza di capitale solo nello scenario avverso, per definizione ipotetico, di uno stress test”.